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Come cercare un ottimo nutrizionista a Bologna?

Scritto da Super User on . Postato in Varie

Bologna è una grande città del nord Italia e quindi nelle sue pertinenze opera un gran numero di professionisti dell’alimentazione: dietisti, dietologi e nutrizionisti sono a disposizione di tutti per risolvere i problemi più comuni legati all’alimentazione, come ad esempio sovrappeso, obesità, intolleranze ed allergie alimentari, ma anche per mettere su peso in modo sano (come nel caso degli sportivi), per ricevere una dieta completa nel caso di vegetariani e vegani oppure per curare alcuni disturbi alimentari negli adolescenti e anche nelle donne in gravidanza. I nutrizionisti a Bologna sono molto numerosi e scegliere il più adatto alle proprie esigenze può essere molto complesso. Che cosa bisogna considerare per scegliere un ottimo nutrizionista a Bologna?

La lettura del curriculum vitae dei vari professionisti è un buon punto di partenza per scegliere un nutrizionista che sia esperto e professionale. Con questo non si intende dire che un nutrizionista appena laureato non sia capace, ma nel campo dell’alimentazione anche l’esperienza ha il suo peso, nonostante un approccio fresco e più accademico presenti i suoi vantaggi. Il nutrizionista per essere definito tale deve essere laureato in biologia (laurea magistrale) o in farmacia ed essere iscritto all’albo nazionale dei biologi; inoltre i nutrizionisti più esperti e competenti possiedono una specializzazione in Scienze della Nutrizione Umana, un requisito che non è essenziale per esercitare, ma fortemente consigliato.

Un nutrizionista serio e professionale effettua un colloquio preliminare della durata di almeno un’ora, durante il quale esamina le abitudini alimentari del soggetto, ascolta gli obiettivi che vuole raggiungere e studia gli esami del sangue e il test delle intolleranze alimentari del paziente; infine esegue una visita approfondita che comprende l’annotazione di peso, altezza, percentuale di massa grassa e magra e di tutte le caratteristiche bio-antropometriche che servono per impostare un regime alimentare personalizzato. Un buon nutrizionista deve ascoltare attentamente il paziente e tenere conto dei suoi gusti nella stesura della dieta, ma anche convincere il paziente ad introdurre alimenti che forse non gradisce molto ma che sono essenziali per un corretto regime alimentare (verdure, pesce…). Infatti il compito del nutrizionista non è solo aiutare il paziente a perdere peso o a mantenerlo, ma anche a nutrirsi in modo corretto, consapevole e vario per salvaguardare la propria salute.

Bisogna diffidare di chi promette risultati stupefacenti in breve tempo oppure consegna la dieta il giorno stesso senza aver fatto con il paziente un colloquio e una visita approfonditi. Stilare una dieta personalizzata non è una banalità: richiede la conoscenza della persona, lo studio dei suoi effettivi bisogni anche in base alle attività quotidiane e la selezione di alimenti che rispettino il più possibile i gusti del paziente. È un lavoro lungo e complesso che richiede almeno una settimana.

Cosa bisogna considerare prima di cercare un nutrizionista a Bologna? Siccome si prospetta un impegno (anche economico) non indifferente, bisogna essere veramente sicuri e convinti del percorso che si vuole intraprendere. Da parte del nutrizionista verrà tutto l’aiuto possibile, ma il primo passo lo deve fare il paziente; gli errori alimentari devono essere corretti così come indicato sul piano alimentare e bisogna cercare di seguire con il massimo impegno le indicazioni del professionista, per raggiungere i risultati nel minor tempo possibile.

Curare la presbiopia con la chirurgia facorefrattiva

Scritto da Super User on . Postato in Varie

La chirurgia facorefrattiva con impianto di lenti intraoculari artificiali è una valida opzione per la cura della presbiopia nei pazienti che, per età o difetti visivi, non sono idonei alla chirurgia laser. Nonostante la chirurgia laser per la cura della presbiopia rappresenti un approccio conservativo maggiormente adatto ai pazienti giovani e senza problemi al cristallino, la maggior parte dei pazienti che desiderano operarsi per rimediare alla presbiopia non è idonea all’intervento con il laser e quindi si rivolge alla chirurgia facorefrattiva che ha il vantaggio di essere definitiva e di risolvere in una volta sola anche problemi di cataratta.

La presbiopia consiste nella diminuzione del potere di accomodazione dell’occhio, ovvero della capacità di mettere a fuoco gli oggetti vicini. Tutti, dopo i 40 anni circa, diventano presbiti, perchè la lente dell’occhio (il cristallino) perde progressivamente la propria elasticità che rappresenta la caratteristica fondamentale per mettere a fuoco gli oggetti circostanti; l’accomodazione viene maggiormente interessata costringendo il paziente a utilizzare lenti progressive (occhiali da lettura), mentre una concomitante miopia (difficoltà a mettere a fuoco da lontano) richiede l’utilizzo di un secondo paio di occhiali. La gestione di diverse tipologie di occhiali mette a dura prova l’organizzazione di molte persone che quindi si rivolgono all’oculista per trovare una soluzione.
 
L’unica cura per la presbiopia consiste nell’intervento chirurgico che può essere effettuato con il laser oppure con la classica chirurgia facorefrattiva. Mentre il laser opera sulla cornea e non sul cristallino, la chirurgia facorefrattiva ha lo scopo di rimuovere fisicamente il cristallino irrigidito e di sostituirlo con lenti artificiali intraoculari in speciale materiale plastico, totalmente bio-compatibili, in grado di assicurare la vista da vicino, da lontano e a media distanza senza necessità di lenti correttive. Questo approccio è adatto ai pazienti con più di 45 anni presbiti, che presentano miopia o ipermetropia elevate o il cui cristallino è parzialmente opacizzato, sintomo di cataratta insorgente.
 
L’operazione di chirurgia facorefrattiva per la cura della presbiopia dura meno di mezz’ora e si effettua in anestesia locale. L’intervento inizia praticando una piccola incisione nella capsula, la struttura che protegge il cristallino e inserendo nell’incisione una sonda che emette ultrasuoni. Gli ultrasuoni frantumano la parte centrale del cristallino; i frammenti vengono rimossi per aspirazione e l’oculista posiziona una lente artificiale di piccolissime dimensioni (meno di 5 mm) che non è visibile esternamente, non richiede nessuna pulizia o sostituzione ed è calibrata sulle esigenze del singolo soggetto. L’incisione non richiede sutura e non danneggia in alcun modo l’occhio; dopo l’intervento il paziente può tornare subito a casa e recupera la vista immediatamente, anche se è necessario un periodo di transizione perché l’occhio si abitui alla nuova lente.
 
La presbiopia rappresenta un difetto visivo comune che colpisce, prima o poi, tutti quanti. L’incidenza della presbiopia sulle attività quotidiane può essere notevole: diventa difficile leggere un libro senza tendere le braccia, guardare lo schermo del computer o il cellulare oppure svolgere piccoli lavori manuali. La chirurgia facorefrattiva è un intervento sicuro e definitivo, che consente di tornare a svolgere tutte queste attività senza portare occhiali e senza il problema della miopia o della cataratta.

Stimolare il ricambio cutaneo con il peeling chimico

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Il peeling chimico è una procedura estetica che consiste nell’applicazione sulla cute del viso di una sostanza chimica che svolge due azioni: la prima è esfoliare lo strato di cellule morte superficiali e velocizzare il normale rinnovamento cutaneo, la seconda è richiamare in loco cellule che depositano collagene (i fibroblasti) ed elastina e mediatori infiammatori che stimolano l’azione dei fibroblasti stessi e inducono le cellule a proliferare. Il peeling chimico, quindi, agisce sia a livello superficiale che a livello profondo, nonostante sia sconsigliato effettuare peeling troppo aggressivi e preferire una serie di peeling superficiali o di media intensità. Per effettuare un peeling bisogna rivolgersi ad un medico estetico esperto e qualificato.

Quali sono gli inestetismi facciali che possono essere trattati con un peeling chimico? Principalmente alcune forme di cheratosi, inestetismi da invecchiamento cutaneo, smagliature, alcune forme di acne e rosacea, discromie (variazioni localizzate del colore cutaneo), piccole rughe e forme di dermatite seborroica. Non tutte le patologie possono essere trattate con il peeling chimico, perché la sostanza che si utilizza per effettuare l’esfoliazione potrebbe peggiorare la situazione. Il peeling permette di avere una pelle più tonica, luminosa, levigata ed elastica, stimolando la produzione di sostanze come il collagene e l’elastina senza necessità di introdurle con le iniezioni; inoltre, l’eliminazione dello strato superficiale di cellule morte permette alle cellule sottostanti di emergere e di eliminare scorie ed impurità.

Il peeling viene effettuato dal medico estetico e consiste nell’applicazione temporanea di sostanze esfolianti, diverse a seconda della tipologia di peeling. Per i peeling molto superficiali, si utilizzano acido mandelico, tricloroacetico, salicilico o glicolico al 50-60%; la desquamazione prosegue per circa 5 giorni e sono necessarie più sedute per ottenere un buon risultato, perchè si tratta di un peeling molto leggero che non ha effetto su rughe e cicatrici. Il peeling superficiale è indicato in caso di acne, rosacea, lentiggini da esposizione al sole e rughe superficiali; l’azione è più intensa e il rossore con l’esfoliazione può durare fino a 10 giorni. I peeling profondi e molto profondi eseguiti con fenolo sono sconsigliati, perchè la pelle necrotizza diventando nera, il dolore può essere forte ed aumenta decisamente il rischio di infezioni e di cicatrici indelebili sul viso proprio a causa dell’invasività del trattamento e della sua aggressività. Gli stessi risultati si possono ottenere con molti meno rischi e meno dolore attraverso metodiche laser o FELC. Naturalmente, più profondo è il peeling più efficace è il rinnovamento, ma bisogna dosare la potenza del peeling con le effettive necessità del paziente per non rischiare di creare un problema invece che risolverlo.

La desquamazione che segue il peeling chimico può durare qualche giorno e generalmente il medico estetico consiglia una buona crema idratante ed emolliente per nutrire la cute ed evitare la disidratazione. Il trattamento dura in genere pochi minuti e sono necessarie 3-4 sedute distribuite nell’arco di qualche mese per osservare un risultato soddisfacente; alla cute infatti serve tempo per rigenerarsi profondamente e per produrre le molecole necessarie a levigatezza, elasticità e idratazione. Si sconsiglia di effettuare peeling in primavera ed estate e di esporsi al sole subito dopo il trattamento.