• giovedì , 18 ottobre 2018

Alla scoperta della sismologia e del rischio sismico italiano

La sismologia e il rischio sismico sono temi sempre accessi in Italia.

La sismologia è una branca della geofisica che studia terremoti e la propagazione delle onde da essi generati. Ogni anno continenti e oceani si allontanano o avvicinano tra loro di diversi centimetri, trascinati sul mantello terrestre secondo quella che oggi è riconosciuta come la teoria della tettonica a placche. A causa di questi spostamenti, nella crosta terrestre si generano delle tensioni dovute alle distorsioni indotte, con un aumento generale di energia potenziale. Quando le tensioni generate sono tali da non poter essere più sopportate dalla crosta terrestre, avviene una rottura della stessa, e l’energia accumulata sotto forma di energia potenziale si rilascia sotto forma di energia cinetica, tramite la propagazione di onde sismiche di compressione (longitudinali) e di taglio (trasversali) del terreno. Poiché quanto più tempo trascorre quanta più energia viene accumulata, terremoti di notevole entità avvengono necessariamente raramente, dovendo consentire un maggiore accumulo di energia potenziale, mentre terremoti di media entità potranno avvenire più frequentemente. Il potere distruttivo di un terremoto è solitamente espresso attraverso la magnitudo, parametro che esprime in maniera logaritmica l’energia rilasciata dal terremoto.

Il punto all’interno della crosta terrestre da dove si sprigionano le onde sismiche infine, ossia il punto dove avviene la rottura della crosta terrestre, è definito ipocentro, mentre l’epicentro è il punto che si ottiene proiettando l’ipocentro sulla superficie terrestre. Poiché allontanandoci dalle aree ipocentrali ed epicentrali le onde dissipano energia, e soprattutto poiché irradiandosi, almeno teoricamente, in maniera circolare, vi è una maggiore dissipazione di energia, l’intensità del sisma varia diminuendo circa proporzionalmente al quadrato della distanza.

Poiché il concetto di rischio è in funzione della probabilità che un determinato evento si verifichi e del relativo danno che tale evento comporterebbe, per ridurre il rischio sismico si potrebbe pensare di ridurre la probabilità che un evento sismico si manifesti e/o di ridurre il danno atteso per l’evento sismico in questione. Per quanto detto, il metodo più ovvio e banale per ridurre il rischio sismico sarebbe quello di ridurre la probabilità di un evento sismico costruendo su zone che, per memoria storica o per la stessa geofisica, possono essere considerate a bassa sismicità, come desumibile anche dall’attuale classificazione sismica italiana. Rientrano in tali zone, a titolo di esempio, la Sardegna e buona parte di Lazio, Piemonte, Puglia e Trentino-Alto Adige.

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Poiché tuttavia generalmente tale variabile è fortemente vincolata, la riduzione del rischio sismico va ricercata, il più delle volte, attraverso la riduzione del danno che potrebbe verificarsi al manifestarsi dell’evento sismico. Tale danno, che dovrebbe essere contenuto in caso di edifici costruiti a partire dall’entrata in vigore delle attuali norme sismiche contenute nelle Norme Tecniche per le Costruzioni del 2008, può essere più o meno maggiore in caso di edifici di precedente edificazione, con un quadro normativo e un accrescimento tecnico culturale della materia che ha avuto un rapido aggiornamento negli ultimi 30 anni. Per tale motivo anche un edificio degli anni 80, sebbene avvertito generalmente come un edificio di recente concezione ed edificazione, potrebbe rispondere inadeguatamente ad eventuali eventi sismici. Per quanto detto è consigliabile rivolgersi ad un tecnico esperto che possa svolgere una verifica di vulnerabilità sismica dell’opera, al fine di individuarne le criticità e definirne quindi i possibili interventi di miglioramento o di adeguamento sismico.

 

 

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